due volte al giorno passo davanti al cimitero di Caselle ed il mio pensiero è per Samu. il suo ricordino più grande è nel comodino ed ogni sera la mia prima preghiera è a lui che considero un po' anche il nostro angelo; i ricordini più piccoli sono i miei segnalibri. Talvolta guardo gli occhi di Alice e sono così simili a quelli di Samuele che è impossibile non pensarlo.
Samu vive ancora nelle mie giornate, e come disse il prete, il primo pensiero è al presente perché la sua voglia e gioia di vivere erano talmente prorompenti e quegli occhi sprizzavano una tale energia e desiderio di scoprire il mondo che sono ancora tangibili, anche se solo nel ricordo.
Avrei voluto scriverti già innumerevoli volte ma, conoscendo la vostra riservatezza e comprendendo anche solo in minima parte l'immensità del vostro dolore, ho preferito aspettare e pregare.
Ringrazio te, Alessandro e te, Martina per l'esempio. In voi la fede e l'amore sono tangibili, da un dolore siete riusciti a trarre la forza per aprirvi a chi soffre e donare invece di rinchiudervi in voi stessi.
Mi viene in mente una canzone che cantavo dalle suore da bambina: "Se il chicco di frumento non cade nella terra e non muore rimane da solo, se muore crescerà". Sono convinta che grazie a voi il vostro splendido chicco di frumento diventerà un campo di grano sconfinato...
Un forte abbraccio a te, Martina, Rebecca, Giona e Magda da me, ma anche da Roberto, Alice ed i miei.
Con affetto ed amicizia

 


Carissimi Martina, Alessandro, Rebecca, Giona e Magda,
sono la mamma di Gianluca, che ha giocato per l’intera “estate ragazzi” con il suo grande amico e trascinatore di entusiasmo: Samuele.
Era sempre sulla sua bocca: “Mamma, oggi sono andato giù dagli scivoli nel Parco Acquatico con Samuele… Si poteva andare in due con un bambino più grande… Con Samuele ho attraversato il tunnel nero: ho avuto un po’ di paura ma poi siamo arrivati! È stato fantastico! Queste le sue parole a luglio…
Quando abbiamo saputo di quanto era accaduto è piombato su di noi un peso enorme, una tristezza infinita… il desiderio di correre da voi per starvi vicini e contemporaneamente un senso di prudenza per non sembrare invadenti in questo momento umanamente inaccettabile. È stato difficile dirlo a Gianluca. Lui aveva captato dal telegiornale che era successo qualcosa ad un suo caro amico ma non capiva ancora bene. Io e mio marito, tornati al volo il 15 agosto. (eravamo stati via un paio di giorni lasciando i bambini ai nonni), lo abbiamo poi detto a Gian.
È curioso come il suo “problema” principale fosse: “Ma sarà andato in Paradiso e all’inferno?” Questo me lo disse  “tirandoglielo fuori con le pinze” perché ovviamente era molto scosso. Io gli dissi che tutti i bambini vanno diritti in Paradiso perché Gesù ha un debole per loro. Quella sera, dopo questa frase, Gian si addormentò. Ma il miracolo è avvenuto il giorno del funerale: sia Gianluca che io abbiamo versato molte lacrime ma abbiamo contemporaneamente vissuto un momento di Paradiso. Quel giorno non c’erano confini tra il cielo e la terra: era un’unica grande festa!
Ricordo che quando mio fratello Alessandro (ora sacerdote salesiano) ha preso i primi voti nella Basilica di Maria Ausiliatrice io ho pianto per tutta la messa… Ed era un pianto di commozione, di gioia ma anche di senso di vuoto per la lontananza che si sarebbe concretizzata, in quanto a tavola non sarebbe più stato con noi, non avremmo più potuto fare quelle meravigliose gite in montagna che hanno solcato la mia esistenza, non avrei più sentito le sue belle canzoni suonate con la chitarra tutti i giorni, e poi… con chi avrei potuto arrabbiarmi?
Eppure lui era là, rivolto il tabernacolo che ci dava le spalle ma che guardava davanti a sé e ci portava tutti nel cuore. Mi rendo conto che “questa è un’altra storia” ma continuo a trovare dei punti in comune.
Quel giorno sono rimasta impietrita quando ho visto Martina alzarsi e andare a leggere. Quelle parole sono stampate nel mio cuore così come ciò che hai detto tu, Alessandro. Ho capito che lo Spirito di Dio è davvero onnipotente perché avete avuto il coraggio di aprire il vostro cuore a Dio in un momento così drammatico.
E la dimostrazione l’avete data domenica 21 settembre. Le parole: “questo dolore lo vuoi trasformare in energia…” dimostrano in tutto e per tutto che Samuele è vivo! È vero, è partito per un paese lontano, non siede a tavola con noi, il suo letto è vuoto, non si sente la sua risata, ma è lassù che ci osserva e ci incoraggia in queste iniziative che sono veramente frutto di un miracolo.
Quando Gianluca ha saputo dell’iniziativa della scuola in Africa ha subito detto, con l’entusiasmo e il carisma che gli appartengono: “Voglio andare anch’io in Africa ad aiutarli a costruire la scuola”.
E gli ho promesso che ci andremo, perché so che è un sogno che si realizzerà. Non sappiamo in quali tempi e modi ma siamo grandi “fari” di Don Bosco, che diceva: “Fai come se tutto dipendesse da te, ma ricordati che tutto dipende da Dio”, due frasi inscindibili e potentissime.
Noi ci siamo come famiglia e faremo di tutto per sostenere e promuovere iniziative a favore di questi due progetti (la scuola in Ciad e il Centro Giovanile a Mappano).
È tanto che volevo scrivervi, ma non osavo, sarete sommersi di lettere… sentitevi comunque tanto amati da tutti noi.
Con affetto
P.S. – È curiosa la metafora del “tunnel nero” di cui al racconto di Gianluca.
P.P.S. –Sono riuscita ad esprimervi solo una parte di ciò che ho nel cuore.
Voglio ancora ringraziarvi per la grande testimonianza che avete dato e continuate a darci, il coraggio di trasformare questo evento in qualcosa di grande ed unico per il bene di tutti.
Un’ultima cosa: l’entusiasmo per la vita che Samuele ha dimostrato per chi lo ha conosciuto traspare anche da queste foto meravigliose: è contagioso! Ha già entusiasmato migliaia di persone e lo farà ancor di più in futuro, ne sono sicura..
Un abbraccio

 
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